Chiamenti (Fimp): «Un fenomeno da non sottovalutare»

L'appello del Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, e il dovere dei pediatri di fronte alla violenza

Il dottor Giampietro Chiamenti dal 17 febbraio 2014 è il nuovo Presidente della Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri), a cui aderisce circa l’80 per cento dei pediatri di famiglia convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale. La Federazione è nata a Torino nel 1971 e fin dagli esordi ha contribuito allo sviluppo di un modello di assistenza, diffuso su tutto il territorio, per la salute e la cura del bambino. Un sistema originale italiano che, grazie ai liberi professionisti convenzionali con lo Stato, ha destato interesse a livello internazionale.

D. Dottor Chiamenti, quali azioni preventive si possono attuare per combattere la violenza sui minori?
R. Fare una campagna di informazione per i medici. Secondo una ricerca che abbiamo recentemente svolto, è risultato che tra i pediatri esiste una consapevolezza del problema, ma viene sottostimata la dimensione del fenomeno. Infatti, un pediatra ha due tipi di difficolta: correlare i sintomi con una sospetta violenza e – ancor prima – prenderla in considerazione tra le varie ipotesi. È qualcosa di talmente lontano dalla mentalità di un pediatra pensare che un bambino sia in qualche modo oggetto di violenza che c’è la tendenza a sottovalutare l’esistenza di una situazione di abuso, soprattutto nell’ambito familiare. Invece, le statistiche ci dicono che è proprio tra le mura domestiche dove si verificano con maggior frequenza i casi di violenza.

D. Quando un pediatra ha il sospetto di una violenza cosa deve fare?
R. Prima di tutto assicurarsi che questo sospetto sia veritiero. Se esiste una diagnosi certa, bisogna rivolgersi alla magistratura per segnalare il caso e attivare un’indagine attraverso i servizi sociali e l’autorità giudiziaria. Non è mai una prassi facile da svolgere.

D. Esistono diverse forme di violenza, quali sono le più difficili da individuare?
R. La violenza fisica è certamente la più facile da riscontrare. Quella psicologica invece si può intuire dai disturbi di comportamento del bambino. È complicato però individuare la fonte dell’abuso perché potrebbe originarsi in famiglia, nella scuola o nel tempo libero. Nel momento della diagnosi poi è importante l’attivazione di una consulenza psicologica che supporti il bambino in una situazione tanto delicata.

D. Noi non stiamo zitti perché…
R. Perché è fondamentale che ci sia la consapevolezza che bambini e adolescenti possono essere vittime di violenza. Sembra inconcepibile che in un contesto sociale come il nostro possano accadere cose del genere. Invece succedono e quindi bisogna sorvegliare, diagnosticare e denunciare tutti i casi e le forme di abuso.


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